giovedì 8 dicembre 2016

cinque sotto un tetto... contemporaneamente!

Tutti a casaaaaaaa!

E' l'8 dicembre e (incredibilmente) in questo momento siamo tutti in casa.
Sì un po' sto barando: papolo è nel lettone, visto che ha smontato stamattina dal turno di notte, ma tant'è!

Ho un sacco di voglia di Natale, di riempirmi gli occhi di sbrilluccichii, di ascoltare voci, musiche natalizie, di percepire quel fermento frizzante dei preparativi.
Voglia di uscire e immergermi nelle folla, vedere, respirare, toccare, odorare natalosità.

Voglia al contempo di andare fuori da tutto, di isolarci, noi cinque, per dedicarci attenzioni esclusive.
Senza confusione, senza sovraccaricare il periodo.

Ecco, non è molto chiaro ciò che faremo oggi.

Ho lavatrici da impostare, bucato da stendere, bagni da passare.
Ho le scatole del Natale che attendono di essere vuotate e sparse per casa.
Ho voglia di cucinare cose buone.
Ho desiderio di calore, di leggerezza e facilità.
Di semplicità.
Ho voglia di nulla.
Di letto e di chiudere gli occhi e spegnere la mente.

Ieri è stata una giornata complicata: finalmente c'è stata la visita per l'occhio, questo disgraziato che mi fa vedere il mondo attraverso una chiazza scura, avevo aspettative confuse e anche per questo avevo bisogno di informazioni chiare.
Ovviamente non è andata così, oltre la visita e un paio di esami, sono uscita con una gran confusione già riguardo l'urgenza delle cure. Subito? tra quattro mesi? che differenza c'è? si può aspettare? Nulla di certo.
Fortunatamente abbiamo ricordato che un nostro vecchio amico lavora "nel giro" e si è prestato a spiegarmi nel dettaglio sia la mia condizione, sia i margini di peggioramento (potenzialmente senza limiti), sia le alternative che saranno valutate dal medico, sia i rischi, che i vincoli medici formali e burocratici (quando le cure sono costose, le complicazioni sono all'ordine del giorno).

Al termine di quella maratona emotiva attraverso le montagne russe, ancora con gli occhi sparaflashati dalle gocce che dilatano le pupille, sono andata al lavoro.
E lì ho ripreso contatto con la realtà, mettendo da parte ILMIO e focalizzando ALTRO.

Quanto aiuta!!!

Infatti, dopo essere rincasata piuttosto tardi, ho avuto una lunga chiacchierata con Sedicenne (che attendeva gli aggiornamenti sulle visite mediche e aveva millemila dettagli scolastici da rivelarmi) e poi sono c rollata in un numero di ore di sonno esagerato.
Ne avevo estremo bisogno. 
Questo sarà un ponte solo per i figlioli, noi grandi si lavora e poter riposare un paio di ore in più al mattino è già una gran gioia!!

Probabilmente ora è più chiaro il motivo della grande indecisione di oggi...

In ogni caso, qualsiasi cosa decidiamo di fare, saremo noi cinque insieme: questo è quello che conta!

Cosa avete progettato per questo ponte?
 voi siete tra i fortunati che ponteggiano?

A presto <3


lunedì 28 novembre 2016

cose che capitano...

Una giornata anomala, questa.
Di attese, di preoccupazione, di riflessione, di graduale presa di coscienza.

Da un paio di settimane avevo notato che qualcosa non girava a dovere, nei miei occhi.
In un occhio, in particolare.

E avevo pensato le sciocchezze più stupide: saranno le lenti a contatto, le avrò invertite... sarà un granello di polvere, sto facendo pulizie... sarà che ho guardato inavvertitamente una lampadina, sai com'è...

Finchè non ho realizzato che quella zona fastidiosa lì davanti era fissa, era costante, non mi permetteva più di vedere bene, tantomeno di leggere. Sarà passeggero...

Poi la dottoressa che mi fa due occhi così e mi sputa fuori un "ti scrivo subito un'impegnativa urgente, vale solo oggi, vai diritta in ospedale".
Ops...
E poi, dopo un'attesa infinita riempita con la spesa settimanale, con la preparazione dei materiali per il calendario dell'avvento, con i panni estratti dall'asciugatrice e riposti ...finalmente la visita. Urgente.

Insomma ho questo problema.
Un occhio solo.
Ma ha una formazione di vasi sanguigni extra proprio lì davanti.
Sempre esagerata io, mica in meno... no no no, io li ho in più.
Quanto prima farò ulteriori esami e poi la cura.
E forse non si recupererà la vista, da quell'occhio.

Attimo di panico.
Con i pupillozzi più grandi della mia faccia (ma quanto bruciano quelle maledette gocce??).
In attesa di conoscere la data dell'appuntamento successivo, ho avuto un momento di sfogo totale.
Spatafasciata, rasa al suolo.
Ho scritto a papolo.
Ho toccato il fondo delle mie energie.
Ho usato whatsapp come ancora di salvezza: ho delle amiche Zuper, io.

Poi pian piano la messa a fuoco e la risalita verso la realtà.

Ok.
Ho un problema.
In famiglia di questi problemi ne abbiamo a secchiate, non posso essere sorpresa.
E quindi?
Va affrontato, eh, non c'è altra via che questa: vivere questa situazione.
Nient'altro.

Ho parlato con mia sorella.
Ho parlato con i miei genitori.
"Mi dispiace per questa eredità...".
Esatto!!!!
E' un'eredità, come i capelli bianchi che ho preso da nonna, come la spigolosità del carattere, come la determinazione, come la capacità organizzativa, come la mia emotività...
Fa parte di me.
Tutto questo fa parte di me.

Ho ereditato problemi di vista (che vojo di'... parto da una notevole miopia, non è che vedo attraverso i muri... questo lo sapevo!).

MA

Ho ereditato la forza di affrontarli.
E di affrontare anche molto di peggio.
Lo vedo ogni giorno, quando guardo mia madre.
Per dire... oggi sono andata da lei per spiegarle di questa cosa e ho dovuto aspettare che rincasasse dalla lezione di ginnastica (perdonami mamma se scrivo le cose tue, ma tu sei una forza come poche!). Non so se mi spiego.

E' così.
Così è.

E giorno per giorno si vedrà cosa succederà.
Non ho paura, non mi faccio fermare.

Sì, mi impressiona l'idea delle iniezioni proprio lì... forse mi fa un po' schifino, lo ammetto... ma se è la cosa da fare, si farà.
E si andrà oltre, si proseguirà giorno per giorno.

In fondo sono fortunata (e non poco!) dal momento che dall'altro occhio (miopino pure lui) tutto sembra a posto.
E posso continuare con la mia vita normalmente, posso continuare a trottare come sempre, perfino a fare i miei allenamenti, posso seguire i miei figli in tutto e sempre.

Sono fortunata.
E ho la fortuna ancora più grande di rendermene conto.

E ho Amiche così preziose che non si può misurare la loro grandezza d'animo e di cuore.


E quindi, sì.
Mi sono sfogata e adesso riparto.

Più forte di prima.


(sfogo scribacchiato qui. posto o non posto? posto. questa sono io)

martedì 15 novembre 2016

dico solo: Londra

"Hey, baby, are you looking for your mother?"
"Da".

Ecco.
Quando sei in mezzo a centinaia di persone in movimento, all'interno dell'aeroporto di Stansted, Londra, e senti che queste parole escono di getto dalla tua bocca... inizi a capire l'essenza dell'istinto materno.
Questo nanetto di forse quattro anni, tutto solo che cammina pian piano, nessuno avanti, nessuno dietro che lo segue. 
Tutto si è risolto per il meglio, dopo aver contattato la security dell'aeroporto e dopo aver notato un uomo che in silenzio, ma con il viso disperato, ha risposto "Yes, he has a yellow t-shirt" alla domanda "Are you looking for a child?".

Mica potevamo farci mancare cose così, eh.

Nemmeno un'evacuazione dell'intero aeroporto in seguito a un allarme antiincendio, per la verità.

Vita vera.

Come se già non fosse bastata l'ansia che avevamo addosso, in un aeroporto di quelle dimensioni (cioè... Treviso ha 9 gates, Stansted ne ha 88...).

Non poteva che concludersi così il mini viaggio a Londra che io e sedicenne abbiamo vissuto questo weekend.

Un viaggio incredibile, una cosa più grande di quello che mai avrei potuto immaginare, un progetto iniziato un paio di mesi fa, da una chiacchierata tra papolo e me, in cui lui ha esordito dicendo "ho un'idea per il compleanno di Chiara, ma siediti e dimmi di sì." e io mi sono seduta e ho detto "forse" e alla fine ho aggiunto "sei pazzo".
E alla fine ha vinto lui.
Ha prenotato su lastminute.com (non è una marchetta, è semplicemente quello che ha fatto), ha cercato e chiamato i numeri indicati per avere informazioni complete e corrette riguardo l'offerta volo più hotel che aveva adocchiato e via. Due notti a Londra. Mitico.
Spese ridotte all'essenziale, tanto vivere, tanto guardare, tanto camminare (più di 40 chilometri totali, più la visita all'interno del immenso British Museum).

Un viaggio strepitoso.
Un'emozione via l'altra.
Millemila fotografie.
Cose meravigliose da custodire per sempre nel cuore.

Ho riletto nelle ultime settimane un post scritto lo scorso anno da una blogger che ammiro molto, Kosenrufu mama. Dice esattamente ciò che penso anche io e vi ritrovo il mio modo di rapportarmi a queste esperienze.

Londra è... Londra.

Mi vengono in mente mille immagini e pensieri che adolescente e io ci siamo scambiate per quei tre giorni. 
Sulla stranissima sensazione del decollo.
Sullo spettacolo mozzafiato delle Alpi innevate (e poi solo nuvole, nuvole e nuvole).
Sul fatto che siano pochi i locali a offrire un wc per i clienti, ad esempio. 
Sull'incredibile numero di negozi di alimentari (pronti, freschi, confezionati...). 
Sul traffico impressionante anche rispetto alle nostre Roma, Milano e Firenze. 
Sul numero incredibile di persone che corrono, che vanno in bici, che camminano in tenuta tecnica per difendersi dal clima di novembre. 
Sui classici bicchieroni di tea e caffè giganti e fumanti lasciati accanto alle persone che dormono in strada. 
Sugli scoiattoli che vengono a prendere il cibo dalle mani.
Sui corvi neri neri.
Sui rintocchi del Big Ben, che mi mettono i brividi al solo ricordo.
Sull'enormità del London Eye.
Sulla maestosità degli edifici pubblici.
Sulla strana atmosfera che respiri quando per puro caso ti ritrovi a percorrere la strada delle ambasciate la domenica mattina, controllata a vista da tutte quelle guardie armate.
Sulla temperatura micidiale a cui vendono quei bibitozzi chiamati caffè americano, cappuccino etc.
Sulle decine di artisti di strada che la domenica espongono le proprie opere lungo Hyde Park.
Sulla bellezza delle casette a schiera caratteristiche di molti quartieri.
Sull'emozione del riconoscere luoghi/nomi citati in film e serie tv.
Sui bus a due piani tipici e moderni allo stesso tempo.
Sul susseguirsi senza soluzione di continuità di casette tipiche, edifici modernissimi e chiese mastodontiche e piccole costruzioni delle più diverse religioni.
Sulla notevole estensione dei parchi verdissimi e curatissimi.
Sulla difficoltà di scattare foto adeguate: o sole accecante, o grigiume uniforme.
Sulla pratica della guida a destra e dei sensi di marcia invertiti rispetto alle nostre abitudini.
Sull'immensità del sopracitato British Museum e sulla quantità abnorme di materiale osservabile.
Sulla misura notevole dei biscotti rotondi (un biscotto = una colazione...).
Sulla malefica bontà di tutti quei cibi a portar via...

E ancora su molto altro.

Escludendo il tempo del volo e del treno, abbiamo trascorso 48 ore intensissime.
Un'esperienza unica.


venerdì 11 novembre 2016

di terra che trema, di amici, di viaggi e di noi

Qui, mentre piego asciugamani, mutande e calzini, butto un occhio su facebook, mi tengo aggiornata attraverso i profili dei miei amici marchigiani su ciò che succede nelle zone terremotate.
Perché, anche se in molti hanno lo sguardo puntato sulle votazioni degli USA, qui in Italia le scosse continuano.
Assestamento, lo sappiamo tutti.
Eppure non ci si pensa più.

Io non ci riesco.

Non posso non avere sempre nei miei pensieri quelle persone, quelle famiglie, quegli interi paesi svuotati. Quelle case vuote, quelle macerie.

E leggo di come le cose non funzionano.
E leggo il rischio di lasciar scivolare nel dimenticatoio tutte quelle persone.
E sono solo un paio di esempi.
E non riesco a farmelo andare giù.

Mi cadono le braccia.

In questo periodo di latitanza da questo mio angolo di Rete sono successe tante cose.
Alcuni giorni trascorsi insieme a una famiglia unica, una famiglia come tante, una famiglia per noi speciale perché ci lega un'amicizia nata per caso attraverso il mondo dei blog, una conoscenza passata attraverso le parole scritte in Rete, aspetti che si scopre di avere in comune, diversità che uniscono mondi lontani, ma paralleli.
Firmatocarla e Mammanontiarrabbiare, per essere chiari.

Giorni folli in cui sono successe cose devastanti e cose belle, emozioni travolgenti e situazioni gravi.

Un Halloween (alla faccia di chi si ostina a definirla una festa "che non ci appartiene") che ricorderemo per sempre. Il nostro Halloween.
Nel dolore, negli abbracci, nelle preoccupazioni e nel tintinnio di risate di bimbo.

E anche adesso, a molti chilometri di distanza, ci teniamo aggiornati.
Non potrei stare senza sapere se la broncoqualcosa di Biuz sta migliorando, se Ali è armata fino ai denti per affrontare tutto questo, se Pippo riuscirà a buttar fuori 'sto stress indicibile, se Mina risponderà bene agli antibiotici, se MisterDu riuscirà a sostenere Ali con tutto il suo amore.

E come loro, la FamigliaPo mia adorata, c'è un monte di altre famiglie.
Tra le tende, negli ostelli, sparse un po' ovunque tra quei monti ora freddi.

Sto preparando un breve viaggio, un regaloneOneOne che papolo ha pensato per il sedicesimo compleanno della nostra adolescente: un weekend a Londra, lei e io.
Si parte sabato all'alba.
Ho studiato tutto, che io un aereo di linea non l'ho mai preso.
Ho litigato con tutte quelle regoline e regolette dei bagagli a mano.
Ho posto quesiti esistenziali sulle cerniere metalliche dei jeans, per dire.
Ho dato di testa nel ridurre all'essenziale ogni spesa.

Questo viaggio sarà stupendo, io lo so.

Io e lei.
Lei e io.
E meno male che lei parla l'inglese come fosse Londinese inside. O forse lo è davvero.

Nel cuore mi porterò Ali e la FamigliaPo e mi porterò Giu, e mi porterò Ety, oltre ai miei uomini di casa.
Staranno strettini, ma sempre meglio che nel bagaglio a mano, di fianco alle mutande e al dentifricio, no?


Ecco cosa succede quando non riesco a metter giù un post.

Che mi si rovescia il mondo in testa.

Che accompagno il papà per cosemediche in un ospedale nuovo, in cui per raggiungere un tal padiglione devi "seguire la striscia gialla". E l'indicazione mica sta sui cartelli che riportano tutte le direzioni, eh. No, la scritta è per terra, sotto ai tuoi piedi. Ovvio. 
Che per rassicurare un paziente settantenne, un giovane medico non trova altre parole che "stia tranquillo, sarà come togliere un pelo delle sopracciglia". Ah, questi cccciofani moderni!


In ogni caso, qui si va che è una meraviglia.
Stravolta all'inverosimile.
Questo tempo pieno pieno zeppo zeppo che è il migliore che io abbia mai vissuto.

Qui si va.
Si parte.
E si ritorna.



sabato 15 ottobre 2016

tu non puoi perdere l'autobus

No, ragazza mia, tu non puoi perdere l'autobus.

Che poi mi tocca accompagnarti a scuola.
Poi mi tocca guardarti scendere dall'auto e andare dritta e sicura verso quel cancello, verso quell'edificio "da grandi", quel liceo che tanto ti piace e tanto di mette in crisi.

Osservo quei lunghi capelli blu che spuntano sotto l'apparente banalità di un'acconciatura semplice.
Ondeggiano al ritmo del tuo passo.

So cosa dovrai affrontare oggi, un tema in classe, ma non sei preoccupata per questo.
Sei pensierosa per un milione di altre cose, quelle cose "da ragazzi" che a questa età pesano come macigni sul cuore, ma non per questo sono cose sciocche, anzi.

Cammini per la tua strada, come una piantina che cresce pian piano assicurata al suo tutore, ma già si vedono i tuoi chiari slanci di Vita oltre a questo appoggio. Già si intuisce che la strada, adesso, la stai disegnando tu. Con le tue matite, con la tua Arte.

E a me non resta che consigliarti nella scelta delle tele, perché tecnica e colori sono una cosa tua. E tanto lo so: anche riguardo alle tele farai di testa tua.

Non so come siamo arrivate fino qua, lo confesso.
Giorno dopo giorno, litigata dopo litigata, risata dopo risata e poi fazzoletti condivisi, bigliettini con le tue dichiarazioni di amore eterno per la tua mammina, liste della spesa per le tue festicciole, tracce di noncuranza, mucchi di vestiti abbandonati, chiacchierate fino a tarda ora, viaggi in auto, canzoni urlate a due voci.
Siamo cresciute, ragazza mia.
Stiamo ancora crescendo. Insieme.

Quando sei nata tu, sono nata anche io. Davvero però, senza false frasi di circostanza.
Mi hai insegnato a essere mamma.
Mi hai insegnato che ce la potevo fare.
Mi hai insegnato tutto.

E ti ringrazio di essere arrivata a sconvolgere le nostre vite.
Fallo ancora, sconvolgici sempre.

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